ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE “G.A. PISCHEDDA”
15 aprile -Giornata mondiale dell’arte
LA TRAPPOLA PER LE PAROLE PERDUTE

I
«Su sardu no est unu dialetu, ma una lìngua a sé, e po su svilupu de su pipiu est beni chi imparit prus lìnguas, chi est possìbili.» (Il sardo non è un dialetto, ma una lingua a sé, e per lo sviluppo del bambino è bene che impari più lingue, se è possibile.) Antonio Gramsci
L’Istituto, in quanto Scuola Associata UNESCO, trasforma la visione di Mariano Chelo in un atto civile: un ponte tra la creatività contemporanea e la salvaguardia della memoria storica della Sardegna. In questa iniziativa, l’identità non viene intesa come un reperto immobile, ma come un dono vivo che viaggia nello spazio e nel tempo.
L’installazione situata nell’atrio è un’opera che incarna appieno la poetica del maestro bosano. Si tratta di una creazione capace di fondere pittura e volume: un dipinto astratto racchiuso in uno scrigno trasparente che agisce come catalizzatore di memoria.
Questa capsula non è un oggetto statico, ma un dispositivo attivo che “cattura” l’invisibile: viaggerà attraverso l’isola, raccogliendo frammenti di comunità diverse prima di essere sigillata per cinquant’anni. Attraverso la creazione di un autentico “archivio vivente”, i termini rari e le espressioni in disuso vengono custoditi dall’artista all’interno della teca, che rimarrà chiusa fino al 2076, anno in cui sarà riaperta per riconsegnare intatte le radici linguistiche alle generazioni future.
La lingua è una lente speciale, capace di mostrare il mondo con sfumature diverse. Preservarla è un atto di ribellione contro l’oblio: ogni vocabolo salvato diventa un’ancora per trattenere una storia che rischierebbe, altrimenti, di svanire.
In quest’ottica, gli studenti ricercano nelle proprie radici familiari termini in Limba ed espressioni rare. Laddove il ricordo rischia di interrompersi, i giovani intervengono prestando la propria mano per scrivere i messaggi degli anziani. Questo sforzo collettivo permette al patrimonio sardo di restare un valore autentico, evitando che diventi una copia sbiadita del passato.
Tutti i docenti, gli studenti e il personale ATA sono invitati a inserire il proprio contributo a partire dal 15 aprile. L’opera sarà presente per quindici giorni e chiunque potrà depositare un biglietto speciale:
•
Sul fronte: la parola originale in sardo.
•
Sul retro: la traduzione in italiano e una nota emotiva, guida per chi verrà dopo di noi.
In questo gesto, l’arte di Mariano Chelo smette di essere espressione individuale per farsi bene comune. L’italiano diventa il tramite per tramandare, la creazione artistica si fa spazio protettivo e la lingua d’origine resta la linfa che rende unica l’intera comunità.
Angelo Laria
Docente