Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Il 25 novembre non è soltanto una data simbolica, ma un momento di responsabilità collettiva.

Descrizione

       ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE “G.A. PISCHEDDA DI BOSA“   

 

 

“La vittima è sempre la stessa: la donna. Cambiano nomi e volti, non la preda, non il movente. È l’ininterrotta linea sacrificale in cui il maschio, aggressivo e insicuro di sé, timoroso di perdere il suo potere, macchia di sangue l’orizzonte.”(Fabrizio Caramagna)

Il 25 novembre non è soltanto una data simbolica, ma un momento di responsabilità collettiva. La violenza di genere non riguarda “gli altri”: attraversa la vita di tutti e può manifestarsi attraverso parole, gesti o silenzi spesso ignorati. Coinvolge uomini e donne, giovani e adulti, e richiede l’impegno concreto dell’intera comunità.

La giornata invita a osservare la realtà con sincerità: la violenza contro le donne non è un episodio isolato, ma una ferita sociale che impone di riflettere sul significato autentico di amore, rispetto e libertà. Dove esistono paura o costrizione, non possono esserci né affetto né sicurezza.

Per decenni la cultura ha confuso controllo con cura, gelosia con passione e forza con violenza, consolidando ruoli imposti e disuguaglianze. Il patriarcato non è un concetto astratto, ma una struttura che stabilisce chi può parlare e chi deve tacere, chi occupa spazio e chi è costretto a chiederlo. In questo contesto si sviluppa anche la mascolinità tossica, che spinge molti ragazzi a reprimere le emozioni – tranne la rabbia – e a percepire la vulnerabilità come fragilità, trasformando talvolta frustrazione e rifiuto in reazioni punitive. La violenza di genere è un fenomeno sociale e culturale, e comprenderne le radici è il primo passo verso una società più equa. Il cambiamento nasce dall’educazione: riconoscere le emozioni, rispettare i confini e ascoltare l’altro aiuta a prevenire gli abusi e a costruire relazioni sane.

Il ricordo delle sorelle Mirabal, quattro donne dominicane assassinate nel 1960 per la loro opposizione alla dittatura di Rafael Trujillo, dà origine ai 16 giorni di attivismo dedicati a questo tema, che culminano il 10 dicembre, Giornata dei Diritti Umani. Le scarpe rosse di Elina Chauvet e le panchine rosse presenti in molte città italiane sono diventate simboli del sangue versato e del silenzio che ancora avvolge molte realtà domestiche.

La tutela dei diritti delle donne è messa in pericolo da comportamenti spesso nascosti per paura, vergogna o isolamento. Gli abusi possono manifestarsi in forme fisiche, sessuali, psicologiche, economiche o manipolatorie, includendo matrimoni forzati, mutilazioni genitali femminili, controllo digitale, gaslighting, gelosia mascherata da affetto e diffusione non consensuale di immagini intime. Anche quando non lasciano tracce visibili, producono ferite profonde.

Spezzare questo ciclo richiede una trasformazione culturale basata sul rispetto e sul consenso. Il consenso non è mai implicito: non coincide con un “forse” né con il silenzio, ma con un “sì” libero, informato e revocabile in qualsiasi momento. Educare al consenso è essenziale per prevenire gli abusi e deve coinvolgere scuole, famiglie, media e istituzioni. Accanto agli strumenti giuridici come il Codice Rosso e il numero 1522, la sfida principale consiste nel riconoscere i segnali di rischio prima che sia troppo tardi.

Un passo significativo è rappresentato dalla direttiva europea del 14 maggio 2024, che riconosce e criminalizza tutte le forme di violenza contro le donne, anche online, e promuove l’educazione al consenso. Gli Stati membri dovranno recepirla entro il 14 giugno 2027. Durante la pandemia, la Canadian Women’s Foundation ha inoltre diffuso un segnale di aiuto — piegare il pollice nel palmo e chiudere le altre dita — oggi riconosciuto a livello internazionale.

I versi dell’attivista peruviana Cristina Torres Cáceres, “Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima”, sono diventati un appello collettivo a non permettere che gli abusi continuino.

Amare non significa possedere: significa rispettare, ascoltare e sostenere l’altro. Alle nuove generazioni spetta il compito di costruire un futuro in cui ogni persona possa vivere libera e tutelata. Cultura, dialogo ed empatia sono strumenti fondamentali per riconoscere e contrastare ogni forma di discriminazione.

Ogni violenza contro una donna impoverisce l’intera società, che perde umanità e senso di giustizia. Per questo il cambiamento deve partire dai giovani: nelle parole, nei gesti e negli sguardi rivolti agli altri nasce la possibilità di una comunità più equa e rispettosa. Solo attraverso conoscenza e partecipazione si può costruire un futuro davvero migliore per tutti.

Attività proposta:

L’attività, dedicata al tema della lotta contro la violenza sulle donne, propone l’utilizzo della tecnica del Caviardage come strumento di espressione poetica, artistica e riflessiva.

Attraverso questo metodo, gli studenti e le studentesse sono invitati a dare nuova voce e significato alle parole, trasformando testi già esistenti in poesie capaci di comunicare emozioni, consapevolezza e rinascita.

Per la realizzazione delle poesie, ciascun partecipante potrà scegliere liberamente uno dei brani presenti nell’elenco fornito oppure selezionarne uno autonomamente, purché coerente con il tema proposto. La scelta del testo non dipenderà dal contenuto specifico, ma dalla capacità delle parole di evocare sentimenti e stimolare riflessioni interiori.

Una volta scelto il brano, ogni studente individuerà le parole o le frasi che suscitano le emozioni più intense, mettendole in evidenza – ad esempio cerchiandole o sottolineandole – mentre le altre parti del testo potranno essere annerite o coperte. In questo modo prenderà forma una poesia breve ma intensa, espressione autentica del proprio sentire.

Ogni elaborato potrà essere arricchito con colori, disegni o decorazioni, lasciando piena libertà alla creatività individuale. L’attività non si limita all’aspetto artistico: rappresenta un percorso di consapevolezza e riflessione, offrendo a ciascun partecipante la possibilità di dare voce a emozioni profonde – come rabbia, dolore o paura – e di trasformarle in forza interiore, speranza e desiderio di rinascita.

Attraverso il Caviardage, la poesia diventa un atto di resistenza e un messaggio collettivo di NO alla violenza, capace di unire sensibilità, arte e impegno civile. I materiali saranno disponibili sia in formato digitale, allegato al percorso, sia in formato cartaceo, nel raccoglitore predisposto.

Ogni elaborato dovrà essere firmato, riportare la classe di appartenenza ed essere consegnato entro il 5 dicembre, inserendolo nel raccoglitore presente in classe. Per eventuali chiarimenti o informazioni, gli studenti potranno rivolgersi alla responsabile della biblioteca.

Esempi:

 

 

 

 

 

A sas damas de su mundu di Nicola Loi

A bois su lugore de sa vida,

Chi s’arveschida sezis de su mundu. Dogn’una ‘e bois de rosas bestida,

Amiga, isposa, forte in su profundu.

Sa Festa ‘ostra biat totu s’annu,

Sol’un’ammentu est s’oto de martu. No siedas leadas a ingannu,

Ca azis su valore in chelu ipartu.

Tue sa galània intro e fora,

Un’ipantu sa vera dilighesa.

Sa mama in sa mirada ammajadora,

Chi da-e sa gratzia manna ‘enit cumpresa.

Tota sa die peleas e bolas,

Sena mai tenner’ mamentu de pasu. Sa mastra vera ses de chentu iscolas, Bestida de brocadu, seda e rasu.

Da-e parte mia est custu fiore,

Siat da-e parte ‘ostra aggradessidu. Bos istrinet profumos e colore, E de pagh’e amistade favoridu.

 

Phenomenal Woman di Maya Angelou

Le belle donne si chiedono in cosa consista il mio segreto. Non sono carina o fatta per indossare abiti con taglie da modella. Ma non appena glielo dico, loro pensano che io dica bugie. Io dico, è nella portata delle mie braccia, nell’ampiezza dei miei fianchi, nella falcata del mio passo, nella curva delle mie labbra. Io sono straordinariamente donna. Una donna straordinaria, questa sono io. Cammino dentro una stanza così disinvolta come a te piace, e ad un uomo, i compagni stanno impalati o cadono sulle loro ginocchia. Poi sciamano attorno a me, un alveare di api da miele. Io dico, è il fuoco nei miei occhi, e il bagliore dei miei denti, l’ondeggiare della mia cintura, e la gioia dei miei passi. Io sono straordinariamente donna. Una donna straordinaria, questa sono io. Gli stessi uomini si sono chiesti cosa ci trovano in me. Ci hanno provato tanto ma non possono toccare il mio mistero più profondo. Quando provo a mostrarglielo, loro dicono che non riescono ancora a vedere. Io dico, è nell’arco della mia schiena, nel sole del mio sorriso, nella cavalcata dei miei seni, nella grazia del mio stile. Io sono straordinariamente donna. Una donna straordinaria, questa son io. Ora capisci perché il mio capo non è chino. Non grido, non balzo in avanti o non devo parlare a voce troppo alta.

Quando mi vedi passare ciò ti dovrebbe rendere orgoglioso. Io dico, è nel ticchettio dei miei tacchi, nell’onda dei miei capelli, nel palmo della mia mano, nel bisogno delle mie cure. Perché io sono straordinariamente donna. Una donna straordinaria, questa sono io.

 

Cicatrici invisibili di Morena Valenti

All’inizio è dolce, una promessa di sole, si avvicina piano, sussurra parole. Un sorriso, una mano, un abbraccio sicuro chi avrebbe mai detto quel buio futuro?

Poi arriva la pioggia, sottile e leggera, è una critica vaga, una frase che pesa, un rimprovero muto, uno sguardo di ghiaccio, che toglie alla pelle il calore e l’abbraccio.

E il mondo si stringe, diventa più stretto, ogni passo controlla, ogni gesto è un sospetto. “Dove sei stata? Perché? E con chi?” E la voce si alza, e trafigge anche te.

Finché le parole si fanno più dure, e il rispetto svanisce tra insulti e paure. E quel giorno che mai avresti immaginato, arriva un colpo, come un lampo scagliato.

Uno schiaffo, un pugno, una spinta nel buio e il corpo si spezza, si piega, e si chiude.

La paura ti morde, ti grida nell’orecchio: forse è colpa tua, forse è il tuo difetto.

Poi torna il silenzio, e un volto pentito, con scuse di cenere e amore smarrito. Ma il dolore rimane, un’eco nel petto, e il perdono diventa una corda, un sospetto.

Ogni giorno è una lotta, un fragile gioco, tra il desiderio di fuga e un legame di fuoco. Le notti passate in pensieri infiniti, a chiedersi quando finiscano i miti. Ma un giorno, infine, quel fuoco si spegne,  e trovi il coraggio, le parole, la speme.

Raccogli i tuoi pezzi, le cicatrici e il dolore, e riscrivi la vita, rinasci dal cuore.

Non c’è catena che tenga, né buio abbastanza, per fermare una donna che torna alla danza. Con le ferite nascoste, con forza ed onore, diventa guerriera, custode d’amore.

E alzi la voce per chi resta indietro, per ogni donna che vive un segreto, perché sappia che esiste una via di ritorno, una strada di sole, un eterno giorno.

 

La rivoluzione silenziosa di Elena Caronia, Maria Teresa D’Aguanno, Francesco Flavio Ponzio

Alzare lo sguardo, lento e deciso, verso il cielo che cela e rivela tante stelle, che in ombra si consumano. «Tra quanto, o stelle, ci illuminerete la rotta?»

Ogni occhiata è una battaglia, ogni respiro una forza che non finisce. Sono sguardi che sfidano il silenzio, e attraversano muri di paura che sembrano invincibili.

Sguardi di donne, mille volti, mille storie, ognuna portatrice di un coraggio che non ha nome. C’è chi sfida l’ignoranza, chi sopporta il peso del giudizio, chi lotta con la solitudine, e chi, nel cuore, conserva il sogno di una vita diversa.

Non c’è cielo che fermi il desiderio di libertà, perché ogni sguardo è uno spiraglio che illumina la via per l’emancipazione. Ogni gesto, ogni parola, è una lotta silenziosa contro l’invisibile.

Il cammino è lungo, ma i passi si moltiplicano e l’orizzonte si può toccare con un dito. Non è una guerra per vincere, ma per trovare se stesse, un incontro con il diritto di essere, di esistere senza paura.

Le donne alzano lo sguardo non per sfidare il cielo, ma per attraversarlo,

per conquistare il diritto di essere libere, di essere uguali, di essere se stesse.

E così, nell’indifferenza del mondo, loro, con sguardi colmi di speranza, costruiscono la loro rivoluzione silenziosa, un passo dopo l’altro, verso la libertà.

 

 A “Se domani non torno”, di Cristina Torres Cáceres

Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma.

Se non ti dico che non torno a cena. Se domani, il taxi non appare.

Forse sono avvolta nelle lenzuola di un hotel, su una strada o in un sacco nero (Mara, Micaela, Majo, Mariana).

Forse sono in una valigia o mi sono persa sulla spiaggia (Emily, Shirley).

Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata (Luz Marina).

Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata per i capelli (Arlette). Cara mamma, non piangere se scopri che mi hanno impalata (Lucia).

Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato abbastanza, che era il modo in cui ero vestita, l’alcool nel sangue.

Ti diranno che era giusto, che ero da sola.

Che il mio ex psicopatico aveva delle ragioni, che ero infedele, che ero una puttana.

Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.

Te lo giuro, mamma, sono morta combattendo.

Te lo giuro, mia cara mamma, ho urlato tanto forte quanto ho volato in alto.

Ti ricorderai di me, mamma, saprai che sono stata io a rovinarlo quando avrai di fronte tutte le donne che urleranno il mio nome.

Perché lo so, mamma, tu non ti fermerai.

Ma, per carità, non legare mia sorella.

Non rinchiudere le mie cugine, non limitare le tue nipoti.

Non è colpa tua, mamma, non è stata nemmeno mia. Sono loro, saranno sempre loro.

Lotta per le vostre ali, quelle ali che mi hanno tagliato.

Lotta per loro, perché possano essere libere di volare più in alto di me.

Combatti perché possano urlare più forte di me.

Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho vissuto io. Mamma, non piangere le mie ceneri.

Se domani sono io, se domani non torno, mamma, distruggi tutto. Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.

 

Buio di Tamara Marcelli

 Quel sole che non riesce a mostrarsi

Chiuso dentro

Pesante

Parole

Aliti di vento

Lacrime di silenzi

Nessun sorriso

Aspettare una melodia Una nota racchiusa nascosta una musica che annienti quel silenzio forzato Quel buio che soffoca

Essere e basta

Aria

Acqua chiara sembra di volare Paure lontane

Senza un perché

Portami via Dove tutto è musica dove c’è la mia melodia Dove basta un sorriso per voler respirare ancora!

 

Senza te! Di Renata Morbidelli

 Resto immobile e in silenzio. Anche se è amaro il mio sorriso, ti guardo negli occhi e rido! È finito il tempo delle lacrime, delle notti passate a pensare di essere io quella sbagliata, di meritarmi i tuoi insulti e tutto quel dolore che mi hai inferto nel corpo e nell’anima! Ci sono segni, fuori e dentro di me, che non andranno più via, ma se prima me ne vergognavo, se tendevo a nasconderli, ora li mostro senza vergogna! Non mi fai più paura! Non mi toccano le tue parole, piene di disprezzo e di odio! Non mi sfioreranno più le tue mani, che non hanno più carezze per me … e forse non ne hanno mai avute! Mi sono guardata dentro e, al di là di tutto, oltre il dolore e lo strazio, ho visto me: il fiore che sono e me ne voglio prendere cura … senza te!

 

Donna di  Liliana Sghettini

Una lacrima scende sul tuo viso per un vile schiaffo all’improvviso, in gola un nodo stringe e fa capolino e tu incredula fissi il tuo aguzzino. Cosa mai avrai compiuto per un tale affronto alla tua persona che fragile, al dolore si abbandona. E’ un attacco alla tua dignità che, stanne certa, per sempre, ne soffrirà.

Ne avrai un altro e un altro ancora se non reagisci all’umiliazione urlando basta all’aggressione. Lui vile, insicuro, parassita vorrà presto attentar alla tua vita e linfa in te cercare, celando la sua ferocia che d’improvviso potrà arrivare, ricorda, nessun tuo gesto può giustificare violenza alla quale doversi immolare! Alzati donna ed urla il tuo dolore pretendi rispetto come essere umano, L’amore non è mai punizione di chi si arroga il diritto di imporre la sua frustrata ragione.

 

 Autodefinizione” di Teresa Wilms Montt

Sono Teresa Wilms Montt e anche se sono nata cento anni prima di te, la mia vita non è stata tanto diversa dalla tua.

Anche io ho avuto il privilegio d’essere donna.

È difficile essere donne in questo mondo.

Tu lo sai meglio di tutti.

Ho vissuto intensamente ogni respiro e ogni istante della mia vita.

Ho distillato una donna.

Hanno cercato di reprimermi ma non ci sono riusciti con me.

Quando mi hanno voltato le spalle, io ci ho messo la faccia. Quando mi hanno lasciato sola, ho dato compagnia Quando hanno voluto uccidermi, ho dato vita.

Quando hanno voluto rinchiudermi, ho cercato la libertà.

Quando mi amavano senza amore, ho dato ancora più amore.

Quando hanno cercato di zittirmi, ho urlato. Quando mi hanno picchiato, ho risposto. Sono stata crocefissa, morta e sepolta, dalla mia famiglia e la società. Sono nata cento anni prima di te comunque ti vedo uguale a me.

Sono Teresa Wilms Montt, e non sono adatta per le signorine.

 

 Rosso di Monia Cannistraci

Rosso come l’ardere del cuore

Rosso è il colore dell’amore,

Quello che si trasforma in male

E che brucia come il sale Sulla pelle appena graffiata Su una guancia schiaffeggiata.

Rossa è la femminilità

Rosso come possibilità Quella che viene violata, Quella che è stata negata.

Rossa come la lettera scarlatta che ha segnato un’altra sconfitta.

Rosso come l’esantema Rosso come un anatema.

Rosso come stop, fermata

Come una parola sbagliata. Rosso come la violenza Come un avviso di scadenza.

Rossa è la paura di denunciare

Si sopporta, si continua a ingoiare. Rosso è il velo di vergogna Di quelle che han messo alla gogna.

Rosso di paura e confusione

Rosso di insonnia e depressione. Rosse sono le donne umiliate, derise, avvilite, annientate. Quelle che hanno osato lasciare

Un essere che non sa elaborare La fine di una relazione e non accetta la separazione.

Rosso è un maschio infuriato

Manesco, gretto, frustrato

Quello che non si rassegna Quello che domani cambia.

Rossa è la possessione morbosa

Di chi prima ti regala una rosa

E poi giù come da manuale Ti trascina in una trappola mortale.

Rossa è una bocca da tappare

Rosso uno stato da occupare Rossa è una panchina dedicata Posto vuoto di chi è stata ammazzata.

Rossa è una donna che langue

Rosso è il colore del sangue,Rosse son le vittime anonime Nere le loro anime.

 

 

Si propongono alcuni consigli di lettura basati sui volumi presenti nella biblioteca scolastica. Come di consueto, si invita anche a consultare la biblioteca digitale Biblòh, che offre una vasta selezione di risorse adatte a ogni interesse. Per accedervi, è sufficiente cliccare sul seguente link: https://bibloh.medialibrary.it/ Consigli di lettura:

Il tempo delle farfalle di Julia Alvare. 

 

 

 

 

 

*Disponibile in biblioteca

La storia delle quattro sorelle Mirabal – nome di battaglia Las mariposas – passate alla storia come le eroine della lotta di liberazione domenicana contro la terribile dittatura del generale Trujillo e assassinate in un’imboscata. Nate in una famiglia benestante e colta, le quattro ragazze rimasero sempre legate da un affetto complesso e profondo, nonostante le notevoli diversità di indole e di destino: la ribelle Minerva sceglie giovanissima di essere l’avvocato degli oppressi, Patria la devota arriva alla guerriglia per le vie imperscrutabili della fede religiosa, la frivola e romantica Maria Teresa si impegna nella causa per amore, mentre Dedé, l’unica sopravvissuta e la meno incline all’impegno politico e alla rivolta, narrando molti anni dopo la loro polifonica storia, si riunisce finalmente e senza riserve alle sorelle. Nel 1999, in onore delle sorelle trucidate, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite designò il 25 novembre quale Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

 

 La mia battaglia per i diritti delle ragazze di Malala Yousafzai.

 

 

 

 

*Disponibile in biblioteca

 La più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace racconta in prima persona la sua storia di attivista per il diritto all’istruzione.

Prima di diventare un’attivista famosa in tutto il mondo, Malala era solamente una ragazza pronta a combattere per tutto ciò in cui credeva. Ma in quella che un tempo era una pacifica valle del Pakistan, all’improvviso alle ragazze viene proibito di frequentare la scuola, e Malala mette così a rischio la sua vita per difendere il diritto a ricevere un’istruzione. In questa nuova versione ridotta del suo memoir, impreziosita da illustrazioni, un glossario e una cronologia, seguiamo la straordinaria storia di una ragazza che ha rifiutato di essere messa a tacere e che oggi condivide con i suoi lettori l’importanza di prendere posizione contro l’odio offrendo un messaggio ricco di determinazione e di speranza.

 

Stai zitta di Michela Murgia.

 

 

 

 

 

*Disponibile in biblioteca

 Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva.

Se si è donna, in Italia si muore anche di linguaggio. È una morte civile, ma non per questo fa meno male. È con le parole che ci fanno sparire dai luoghi pubblici, dalle professioni, dai dibattiti e dalle notizie, ma di parole ingiuste si muore anche nella vita quotidiana, dove il pregiudizio che passa per il linguaggio uccide la nostra possibilità di essere pienamente noi stesse. Per ogni dislivello di diritti che le donne subiscono a causa del maschilismo esiste un impianto verbale che lo sostiene e lo giustifica. Accade ogni volta che rifiutano di chiamarvi avvocata, sindaca o architetta perché altrimenti «dovremmo dire anche farmacisto». Succede quando fate un bel lavoro, ma vi chiedono prima se siete mamma. Quando siete le uniche di cui non si pronuncia mai il cognome, se non con un articolo determinativo davanti. Quando si mettono a spiegarvi qualcosa che sapete già perfettamente, quando vi dicono di calmarvi, di farvi una risata, di scopare di più, di smetterla di spaventare gli uomini con le vostre opinioni, di sorridere piuttosto, e soprattutto di star zitta .

 

Te la sei cercata di Louise O’Neill

   

 

 

 

 

 

*Disponibile in biblioteca

In una cittadina di provincia dove tutti si conoscono, Emma O’Donovan è diversa. Lei è speciale: diciotto anni, bellissima, popolare, potente. È sempre perfetta e ama essere desiderata. Tutte le ragazze vorrebbero essere sue amiche, e tutti i ragazzi vorrebbero uscire con lei. Fino a quella notte. A quella festa d’estate, Emma era troppo ubriaca per rendersi conto di cosa stava accadendo, troppo ubriaca per dire basta, troppo ubriaca per ricordare. Ma quelle immagini, quelle fotografie che tutti hanno visto online, significano che non potrà mai dimenticare. E dopo la violenza comincia un nuovo incubo: Emma era speciale, ma ora è solo una fonte di imbarazzo. È sulla bocca di tutti, assurdamente additata e accusata. Davvero se l’è cercata? Davvero è sua la colpa? Senza punti di riferimento, Emma comincia a dubitare persino di se stessa.

 

Il canto dei cuori ribelli di Thrity Umrigar.

 

 

 

 

 

*Disponibile in biblioteca

Aveva quattordici anni Smita quando con la sua famiglia ha dovuto lasciare l’India in circostanze drammatiche. Una volta al sicuro in America, ha scacciato dal cuore la nostalgia per i crepuscoli aranciati e il profumo inebriante dei cibi che il padre le comprava dai venditori ambulanti e giurato a se stessa che mai più sarebbe tornata in quei luoghi che l’avevano così profondamente ferita. Ma anni dopo si ritrova a dover accettare con riluttanza l’incarico di coprire una storia di cronaca a Mumbai, per il suo giornale. Seguendo il caso di Meena – una giovane donna sfigurata brutalmente dai suoi fratelli e dai membri del suo villaggio per aver sposato un uomo di un’altra religione – Smita si ritrova di nuovo faccia a faccia con una società che appena fuori dallo skyline luccicante delle metropoli le pare cristallizzata in un eterno Medioevo, in cui le tradizioni hanno più valore del cuore del singolo, e con una storia che minaccia di portare alla luce tutti i dolorosi segreti del suo passato. Eppure, a poco a poco le sue difese cominciano a vacillare, i ricordi a riaffiorare e la passione a fare nuovamente breccia in lei… Sullo sfondo di un meraviglioso Paese sospeso tra modernità e oscurantismo, in un crescendo di tensione, due donne coraggiose e diversamente ribelli si confrontano con le conseguenze di due opposti concetti di onore e di libertà, in una storia indimenticabile di tradimento, sacrificio, devozione, speranza e invincibile amore

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