Cos'è

21 Marzo: Giornata Mondiale della Poesia

Parole che uniscono: a Bosa la poesia diventa un ponte tra le generazioni
“Incontro di Voci” video
I Concorso Poetico dell’Istituto “G.A. Pischedda” “Parole che uniscono”

La poesia è quando un’emozione ha trovato il suo pensiero e il pensiero ha trovato le parole.
(Robert Lee Frost)
In occasione della Giornata Mondiale della Poesia, l’Istituto “G.A. Pischedda” promuove il suo primo concorso poetico. L’iniziativa non nasce come una semplice gara, ma come un invito a fermarsi e ad ascoltarsi, offrendo a ciascuno l’occasione di dare forma ai propri pensieri attraverso la forza dei versi.
L’obiettivo è quello di stringere un legame tra le diverse voci del territorio, coinvolgendo attivamente:
- Gli studenti del “G.A. Pischedda” di tutti gli indirizzi.
- I ragazzi dell’Istituto Comprensivo, dagli alunni delle medie fino ai piccoli della scuola dell’infanzia. Per i bambini che non sanno ancora scrivere, la poesia diventerà un racconto fatto di colori e immagini: insieme alle maestre daranno vita a un’opera corale dove la fantasia si fa strumento per stare insieme.
- Gli ospiti delle Comunità Integrate, la cui memoria e sensibilità rappresentano un patrimonio prezioso per tutta la collettività.
In un momento storico così delicato, questo progetto vuole ricordare che le parole possono essere un ponte. Trasformare un’emozione in poesia non è solo un esercizio creativo, ma un gesto concreto di vicinanza che unisce storie e persone diverse.
Tema e Modalità
Per questa prima edizione si è scelto di non fissare un tema obbligatorio, lasciando pieno spazio alla libera espressione. Ogni partecipante potrà scegliere la forma che sente più sua:

Il cielo è di tutti di Gianni Rodari
Qualcuno che la sa lunga mi spieghi questo mistero: il cielo è di tutti gli occhi di ogni occhio è il cielo intero. È mio, quando lo guardo. È del vecchio, del bambino, del re, dell’ortolano, del poeta, dello spazzino. Non c’è povero tanto povero che non ne sia il padrone. Il coniglio spaurito ne ha quanto il leone. Il cielo è di tutti gli occhi, ed ogni occhio, se vuole, si prende la luna intera, le stelle comete, il sole. Ogni occhio si prende ogni cosa e non manca mai niente: chi guarda il cielo per ultimo non lo trova meno splendente. Spiegatemi voi dunque, in prosa od in versetti, perché il cielo è uno solo e la terra è tutta a pezzetti.
Filastrocca di primavera di Gianni Rodari Filastrocca di primavera più lungo è il giorno, più dolce la sera. Domani forse tra l’erbetta, spunterà la prima violetta.
Oh! prima viola fresca e nuova beato il primo che ti trova: il tuo profumo gli dirà la primavera è giunta, è qua! Gli altri signori non lo sanno e ancora in inverno si crederanno: magari persone di riguardo, ma il loro calendario va in ritardo.
Anch’io vorrei di Lucia Tumiati Sull’albero del cortile adesso ci sono tanti uccelli. La sera parlano parlano, ridono ridono, si raccontano tutto. Anch’io vorrei avere tanti amici, gridare e pigolare in mezzo al verde.
L’anno di Roberto Piumini Gira attorno al sole il mondo, va la terra attorno al sole: l’anno è un lungo tempo tondo, lo chiamiamo con parole. Quando spuntan foglie e fiori Primavera lo si dice; quando i frutti son maturi è l’Estate, e siam felici; quando cadono le foglie tutti Autunno lo chiamiamo, finché il gelo non si scioglie nell’Inverno ci troviamo.
Queste sono le stagioni e tre mesi ha ciascheduna: sono tutti mesi buoni per giocare la fortuna.
Filastrocca corta e matta di Gianni Rodari
Filastrocca corta e matta: il porto vuole sposare la porta; la viola studia il violino; il mulo dice: “Mio figlio è il mulino”; la mela dice: “Mio nonno è il melone”; il matto vuole essere un mattone.
E il più matto della terra sapete che vuole? Fare la guerra!
Filastrocca delle buone maestre di Bruno Tognolini
Maestra, insegnami il fiore ed il frutto “Col tempo, ti insegnerò tutto!”. Insegnami fino al profondo dei mari “Ti insegno fin dove tu impari!”. Insegnami il cielo, più su che si può “Ti insegno fin dove io so!”.
E dove non sai?
“Da lì andiamo insieme
Maestra e scolaro, dall’albero al seme.
Insegno ed imparo, insieme perché Io insegno se imparo con te!”.
Il maestro giusto di Gianni Rodari C’era una volta un cane che non sapeva abbaiare. Andò da un lupo a farselo spiegare. Ma il lupo gli rispose con un tale ululato
che lo fece scappare spaventato. Andò da un gatto, andò da un cavallo, e, mi vergogno a dirlo, perfino da un pappagallo. Imparò dalle rane a gracidare, dal bove a muggire, dall’asino a ragliare, dal topo a squittire, dalla pecora a fare “bè bè”, dalle galline a fare “coccodè”. Imparò tante cose, però non era affatto soddisfatto e sempre si domandava (magari con un “qua qua”):
“Che cos’è che non va?”.
Qualcuno gli risponda, se lo sa.
Forse era matto? O forse non sapeva scegliere il maestro adatto?
Prima di primavera di Anna Achmatova Prima di primavera ci sono dei giorni in cui alita già sotto la terra il prato, e sussurrano i rami disadorni, e c’è un vento tenero ed alato. Il tuo corpo si muove senza pena, la tua casa non ti pare più quella, tu ricanti una vecchia cantilena e ti sembra ancora tanto bella.
Ora che sale il giorno di Salvatore Quasimodo Finita è la notte e la luna si scioglie lenta nel sereno, tramonta nei canali. È così vivo settembre in questa terra di pianura, i prati sono verdi come nelle valli del sud a primavera. Ho lasciato i compagni, ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura, per restare solo a ricordarti. Come sei più lontana della luna, ora che sale il giorno e sulle pietre batte il piede dei cavalli!
Il più bello dei mari di Nazim Hikmet Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto.
Il tuo sorriso di Pablo Neruda Toglimi il pane, se vuoi, toglimi l’aria, ma non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa, la lancia che sgrani, l’acqua che d’improvviso scoppia nella tua gioia, la repentina onda d’argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno con gli occhi stanchi, a volte, d’aver visto la terra che non cambia, ma entrando il tuo sorriso sale al cielo cercandomi ed apre per me tutte le porte della vita.
Amor mio, nell’ora più oscura sgrana il tuo sorriso, e se d’improvviso vedi che il mio sangue macchia le pietre della strada, ridi, perché il tuo riso sarà per le mie mani come una spada fresca.
Vicino al mare, d’autunno, il tuo riso deve innalzare la sua cascata di spuma, e in primavera, amore, voglio il tuo riso come il fiore che attendevo, il fiore azzurro, la rosa della mia patria sonora.
Riditela della notte, del giorno, della luna, riditela delle strade contorte dell’isola, riditela di questo rozzo ragazzo che ti ama, ma quando apro gli occhi e quando li richiudo, quando i miei passi vanno, quando tornano i miei passi, negami il pane, l’aria, la luce, la primavera, ma il tuo sorriso mai, perché io ne morrei.
Ode al giorno felice di Pablo Neruda
Questa volta lasciate che sia felice, non è successo nulla a nessuno, non sono da nessuna parte, succede solo che sono felice fino all’ultimo profondo angolino del cuore.Camminando, dormendo o scrivendo, che posso farci, sono felice. Sono più sterminato dell’erba nelle praterie, sento la pelle come un albero raggrinzito, e l’acqua sotto, gli uccelli in cima, il mare come un anello intorno alla mia vita, fatta di pane e pietra la terra l’aria canta come una chitarra. Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia, tu canti e sei canto. Il mondo è oggi la mia anima canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca, lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia essere felice, essere felice perché sì, perché respiro e perché respiri, essere felice perché tocco il tuo ginocchio ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo e la sua freschezza. Oggi lasciate che sia felice, io e basta, con o senza tutti, essere felice con l’erba e la sabbia essere felice con l’aria e la terra, essere felice con te, con la tua bocca, essere felice.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale di Eugenio Montale
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
Sonetto 116 di William Shakespeare
Non sia mai ch’io ponga impedimenti all’unione di anime fedeli; Amore non e’ Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l’altro s’allontana. Oh no! Amore e’ un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore e’ sconosciuto, benche’ nota la distanza. Amore non e’ soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane,ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo e’ errore e mi sara’ provato,Io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.
L’infinito di Giacomo Leopardi
Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte de l’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo; ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio; e il naufragar m’è dolce in questo mare.
Parlare tacere di Paul Éluard
Senza avere niente da dire
Comunicare
In silenzio
I bisogni dell’anima
Dar voce
Alle rughe del volto
Alle ciglia degli occhi
Agli angoli della bocca
Parlare
Tenendosi per mano Tacere Tenendosi per mano.
Prendi un sorriso di Mahatma Gandhi
Prendi un sorriso regalalo a chi non l’ha mai avuto Prendi un raggio di sole fallo volare là dove regna la notte Scopri una sorgente fa bagnare chi vive nel fango Prendi una lacrima posala sul volto di chi non ha mai pianto Prendi il coraggio mettilo nell’animo di chi non sa lottare Scopri la vita raccontala a chi non sa capirla Prendi la speranza e vivi nella sua luce Prendi la bontà e donala a chi non sa donare Scopri l’amore e fallo conoscere al mondo
Ho dipinto la pace di Talil Sorek
Avevo una scatola di colori, brillanti, decisi e vivi. Avevo una scatola di colori, alcuni caldi, altri molto freddi. Non avevo il rosso per il sangue dei feriti, non avevo il nero per il pianto degli orfani, non avevo il bianco per il volto dei morti, non avevo il giallo per le sabbie ardenti. Ma avevo l’arancio per la gioia della vita, e il verde per i germogli e i nidi, e il celeste per i chiari cieli splendenti, e il rosa per il sogno e il riposo. Mi sono seduta, e ho dipinto la pace.
Perché ti amo di Hermann Hesse
Perché ti amo, di notte son venuto da te così impetuoso e titubante e tu non me potrai più dimenticare l’anima tua son venuto a rubare. Ora lei è mia – del tutto mi appartiene nel male e nel bene, dal mio impetuoso e ardito amare nessun angelo ti potrà salvare.
Senza di te di John Keats
Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti: La mia vita sembra che si arresti lì, Non vedo più avanti.
Mi hai assorbito. In questo momento ho la sensazione Come di dissolvermi:
Sarei estremamente triste
Senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l’anima con un potere
Cui non posso resistere;
Eppure potei resistere finché non ti vidi;
E anche dopo averti veduta Mi sforzai spesso di ragionare
Contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.
A Silvia di Giacomo Leopardi
Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi?
Sonavan le quiete stanze, e le vie d’intorno, al tuo perpetuo canto, allor che all’opre femminili intenta sedevi, assai contenta di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte, ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte,
d’in su i veroni del paterno ostello porgea gli orecchi al suon della tua voce, ed alla man veloce che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno.
Che pensieri soavi, che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme, un affetto mi preme acerbo e sconsolato, e tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, perché non rendi poi
quel che prometti allor? perché di tanto inganni i figli tuoi?
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno, da chiuso morbo combattuta e vinta, perivi, o tenerella. E non vedevi il fior degli anni tuoi; non ti molceva il core la dolce lode or delle negre chiome, or degli sguardi innamorati e schivi; né teco le compagne ai dì festivi ragionavan d’amore.
Anche perìa fra poco la speranza mia dolce: agli anni miei anche negaro i fati la giovinezza. Ahi come, come passata sei, cara compagna dell’età mia nova, mia lacrimata speme! Questo è il mondo? questi
i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi, onde cotanto ragionammo insieme? questa la sorte delle umane genti? All’apparir del vero tu, misera, cadesti: e con la mano la fredda morte ed una tomba ignuda mostravi di lontano. non la, lirica d’amore per eccellenza.
Tanto gentil e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare.
San Martino di Giosuè Carducci
La nebbia agli irti colli piovigginando sale, e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar; ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor dei vini l’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi lo spiedo scoppiettando: sta il cacciator fischiando su l’uscio a rimirar tra le rossastre nubi stormi d’uccelli neri, com’esuli pensieri, nel vespero migrar.
Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri
Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sententosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ‘ntender no la può chi no la prova; e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: Sospira.
Destinatari
tutti
Costi
Evento Gratuito
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